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Monumenti Displaying items by tag: abbazia
Lundi, 23 Juillet 2012 13:23

Abbaye de San Mercuriale

Abbaye de San Mercuriale

Histoire :

Du côté méridional de la place Aurelio Saffi se trouve l'abbaye San Mercuriale qui constitue le complexe monumental roman le plus important de toute la province de Forlì. La reconstitution de ses origines antiques est difficile à cause du manque d'informations historiques sur la fondation de l'église primitive et la figure légendaire de Saint Mercurial auquel elle est dédiée. En effet, le premier document qui certifie l'existence d'un monastère bénédictin situé au delà des murs (la ville médiévale et son enceinte se trouvaient plus à l'est par rapport au centre actuel), est un acte de donation daté du 8 avril 894 par l’archevêque de Ravenne, en faveur de l'abbé de San Mercurial à Forlì. L'Histoire après l'an mil est riche en legs et donations qui témoignent de l’expansion du monastère et du développement de la ville vers l'orient. Elle vint à englober également le territoire de San Mercuriale qui sera, à partir de ce moment là, intégré dans les nouveaux murs de Forlì. Mais immédiatement après l’incendie destructeur de 1173, qui provoqua la dévastation de la ville et la destruction du monastère, des travaux de construction eurent lieu, sur l'emplacement de l'église détruite, pour une nouvelle abbaye au style roman lombard. Depuis le début du XVIe siècle jusqu'à la fin du XVIIe siècle, se sont succédés énormément de remaniements baroques, éliminés par la suite soit par les bombardements de la deuxième guerre mondiale, soit par des restaurations du XXe siècle qui avait pour but de restituer la physionomie romane qui lui était propre jusqu'au 1176.

Notes Historico-artistiques :

En partant de l’extérieur, la façade (qui a fait l'objet de reconstruction) est intéressante pour son tympan où est inséré le plus important complexe sculptural roman. Au centre est représenté la scène de l'adoration des rois Mages qui apportent leurs cadeaux, suivit, à droite, de la Vierge, l'enfant sur ses genoux et de Saint Joseph. Sur la gauche en revanche se trouve l'histoire du songe des rois Mages, avec ces trois-ci endormis côte à côte avec l'ange qui leur apparaît en rêve. Ces sculptures, provenant de l'école antelamique, sont du XIIIe siècle et sont semblables au style du maitre dei Mesi de Ferrara. Le clocher de 75m à la droite de l'abbatiale est l'un des plus haut et des plus intéressants de l'art roman lombard. Edifié en 1178 sous la direction de Francesco Deddi, il possède un plan carré , un toit conique qui se dresse au sommet avec à sa base des tourelles d'angle. Les faces de la tour sont divisées en trois parties par des bandes lombardes reliées par des arcs aveugles au niveau de la salle des cloches. Le cloître du XVe siècle des moines vallambrosiani, posté derrière le clocher, possède deux côtés qui sont constitués par des galeries ouvertes aussi bien sur l’extérieur que sur l’intérieur. À l'intérieur de l'église, on peut remarquer un style sobre et sévère roman avec ses briques apparentes. Le plan basilical de l'église à trois nefs sans transept est divisé dans la nef centrale en trois travées par des arcs-doubleaux. En outre, chaque travée est divisée en trois parties. En particulier, la troisième travée était celle de l'ancien chœur qui, précédemment divisé en deux étages (un surélevé pour les moines et une crypte inférieure dans laquelle le clerc faisait l'office) fut éliminé à la suite de l'écroulement de 1505. Enfin à l'intérieur de l'abbatiale on trouve également d'autres monuments de grand intérêt artistique, dignes d'être mentionnés. C'est le cas du lion stylophore, reste d'un protiro qui décorait l'entrée, de la chapelle qui contient la tombe de Barbara Manfredi, femme du seigneur de Forlì, fait par Francesco de Simone Ferrucci de Fiesole et d'une autre chapelle avec des fresques de Marco Palmezzano (1459-1539). Au bout de la nef méridionale se trouve une croix en pierre qui remonte au Haut Moyen-Âge et la chapelle Mercuriale qui contient la dépouille du saint patron, ainsi que d'intéressantes fresques de Livio et Gianfrancesco Modigliani, commandées par Jérôme Mercuriali (1530-1606).
Published in Forlì-Cesena
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Jeudi, 07 Juin 2012 11:39

ABBAZIA DI POMPOSA

ABBAZIA DI POMPOSA

STORIA

Situata nel Comune di Codigoro, l’abbazia di Pomposa manca di fonti storiche che documentino con precisione la sua fondazione. Probabilmente il primo cenobio era già presente nel territorio definito “insula Pomposia” tra il VI e il VII secolo, ma la prima notizia attendibile risale all’874, quando papa Giovanni VIII rivendicava la giurisdizione sul monastero contro le pretese della Chiesa di Ravenna. Nel 982 l’imperatore Ottone II la cita in un atto come oggetto di donazione compiuta dai suoi genitori al monastero di San Salvatore a Pavia. I monaci però riuscirono nel 999 a ottenere dall’imperatore la donazione all’arcivescovo di Ravenna, atto che portò al conseguimento di privilegi e concessioni papali e imperiali che permisero di raggiungere la piena autonomia del cenobio nel 1022.

La fioritura dell’abbazia nei secoli successivi non fu solo legata alle condizioni politico-istituzionali e religiose, ma venne favorita grazie al territorio nel quale sorge il cenobio: l’insula Pomposiana definita geograficamente fino al secolo XII da due rami principali del Po (Po di Volano a sud e il Gauro o Po di Goro a nord) era ubicata lungo la via Popilia, chiamata nel medioevo Romea, perché collegava l’Europa nord-orientale con Roma. Inoltre il luogo separato dal mare Adriatico dalla laguna deltizia, godeva di un clima salubre e di terreni bonificati, altamente fertili. Questo portò ad una forte aumento demografico incentivato da una fiorente attività agricola. Il territorio di proprietà dell’abbazia era amministrato economicamente e giuridicamente con conduzione diretta del monastero mediante il gastaldo giuridico (rappresentante dell’abate).

Lasciti e donazioni arricchirono Pomposa di possedimenti sparsi un po’ ovunque in Italia. L’espansione economica e quella spirituale-culturale progredirono di pari passo, raggiungendo l’apice nell’XI secolo sotto la direzione dell’abate Guido. Fu in questo periodo che il monastero venne ampliato e dotato del grande chiostro (oggi solo parzialmente esistente), di torri, e del palazzo della Ragione, assumendo l’aspetto di una cittadella fortificata.

Nel 1152 con la rotta di Ficarolo (gli argini del Po ruppero in quella località ubicata a monte di Ferrara) il territorio subì un tale sconvolgimento che provocò la scomparsa dell’insula e l’intero impaludamento dell’area. Il lento cambiamento delle condizioni geografiche fu fatale per Pomposa che vide i monaci decimati dalla malaria. Altri fattori che facilitarono la decadenza furono certamente le tensioni politiche presenti nell’Italia settentrionale e le mire espansionistiche degli Este esercitavano da Ferrara.

Nella prima metà del Quattrocento Pomposa venne trasformata in commenda, mentre nel 1553 dipese dal convento di San Benedetto di Ferrara, dove vennero trasportati beni mobili, arredi sacri e la preziosa biblioteca. Il monastero venne soppresso dal papa Innocenzo X nel 1663, ma gli ultimi monaci lasciarono definitivamente Pomposa nel 1671. L’abbazia visse così secoli di totale abbandono, fatta eccezione per la chiesa eletta parrocchia dal 1663. In seguito alle soppressioni napoleoniche, le strutture del convento vennero utilizzate come magazzini agricoli e luoghi di servizio, fino al 1920 – 1930 quando l’intero complesso fu oggetto di restauro che le restituì l’attuale configurazione all’abbazia.

 

 

NOTIZIE STORICO-ARTISTICHE

La chiesa di Santa Maria di Pomposa è caratterizzata da una pianta basilicale a tre navate. L’abside centrale è di forma semidecagona, tipologia caratteristica dell’area ravennate, attestate per un lungo lasso di tempo (per esempio la ritroviamo nella chiesa più antica di San Apollinare in Classe). La chiesa abbaziale fu costruita probabilmente tra il 751 e l’874: parte del tempio è infatti costituito da materiale architettonico di spoglio proveniente da Ravenna, che nel 751 cadde rovinosamente sotto il dominio longobardo per mano di re Liutprando. In questa fase la chiesa, che andava a sostituirsi al primitivo sacello, attorno al quale si era creata due secoli prima la comunità di monaci benedettini, coincideva solo in parte con la pianta attuale; terminava infatti all’altezza dell’attuale settima campata. La struttura della chiesa subì diverse modificazioni, come hanno chiarito gli scavi archeologici. Tra il IX e il X secolo, nel lato sinistro venne costruito un nartece, dotato di bifore a doppia ghiera. Inoltre sempre in questo periodo, probabilmente, la chiesa terminava con tre absidi, di cui quella centrale era caratterizzata da proporzioni maggiori. Da un’iscrizione inserita nel pavimento della chiesa si ricava che il 7 maggio del 1026 (o del 1027) la chiesa venne ridedicata. Questo avvenimento coincide con l’abbaziato di San Guido (1008. – 1046) e quindi con un periodo di importanti trasformazioni e ampliamenti in tutto il monastero. Tra il 1000 e il 1026 venne rifatta la cripta in forma di oratorio,venne inserito all’interno della chiesa il nartece e furono quindi aggiunte due nuove campate. Le finestre del nartece vennero chiuse e fu aggiunto un portale nell’arcata centrale d’accesso; di conseguenza l’ingresso si rimpicciolì notevolmente. Sempre in questo periodo si edificarono l’attuale atrio e il campanile. Si pensa inoltre che questi interventi fossero commissionati dall’arcivescovo di Ravenna, Geberardo (1028-1044). Infatti nell’epigrafe della sua tomba, situata nella sala capitolare del monastero, vi è scritto “PONTIFICIS MAXIMI CORPVS IACET HIC GEBERARDI// PER QVEM SANCTA DOMVS CREVIT ET ISTE LOCVS”, dove per “sancta domus” e per “iste locus” si intendono i lavori di ampliamento sia della chiesa sia del monastero. L’esecutore dell’atrio fu “Mazulo magister”, nome tramandatosi grazie all’epigrafe murata a destra della facciata. L’atrio presenta tre ampie arcate sorrette da semipilastri ottagoni. Si viene quindi a creare una zona d’ombra che fa risaltare agli occhi del fruitore la decorazione di superficie, costituita da mattoni bicolori, sculture, fasce in cotto e bacini ceramici. Negli elementi decorativi si avverte un forte senso di orizzontalismo dato dalle fasce nastriformi in cotto, dalla disposizione dei rilievi di pietra e dei bacini ceramici. Questi ultimi elementi sono estranei alla cultura locale, ma ben si accordano al complesso decorativo. Particolare è infatti la loro inserzione, soprattutto per il loro effetto chiaroscurale nella contrapposizione con gli altorilievi chiari raffiguranti il leone, l’aquila e il pavone. In seguito alla scoperta di residui di vernice negli incavi delle fasce decorative, gli studiosi ritengono che tali elementi decorativi fossero in origine interamente smaltati, ovvero ricoperti di vernice poco lucida in pasta vitrea applicata probabilmente in seconda cottura con tonalità svariate. Nell’impianto decorativo Mazulone utilizzò come punto di riferimento l’arcata centrale creando una composizione fortemente equilibrata. Il repertorio attinge sia dalla cultura orientale, come i bacini ceramici, le transenne in stucco i fregi a tralcio abitato; sia dalla cultura locale come i mattoni triangolari, bicolori, rossi ed ocra. Questi ultimi però vengono utilizzati in composizioni inconsuete che danno vita a motivi decorativi riproposti soprattutto nel romanico bolognese. Grazie ad una lapide posta sul basamento si è tramandato anche il nome del responsabile del campanile, il maestro Deusdedit e l’anno di fondazione, 1063. La torre campanaria presenta l’uso di materiale di reimpiego: come il frammento di ciborio della prima metà del IX secolo inserito sotto l’epigrafe, oppure come il frammento di architrave murato verticalmente. Inoltre gli elementi che costituiscono le finestre sono frammenti tardo antichi, paleocristiani e alto medievali. Nel campanile vennero anche inseriti le formelle in cotto e i bacini ceramici, ma non più nella maniera equilibrata dell’atrio, bensì senza un ordine logico. La torre campanaria poi si conclude con una guglia di età gotica.

All’interno della chiesa sono visibili più cicli decorativi che presero avvio nell’VIII secolo per concludersi nel XIV con gli affreschi di Vitale e della sua scuola con la realizzazione delle storie di Sant’Eustachio nell’abside, dell’Apocalisse lungo la navata centrale e del Giudizio Universale nella parete di controfacciata. Ancora visibili, ma pressoché allo stato di lacerti pittorici, sono i profeti dipinti sulla parete dell’antico nartece, realizzati intorno ai primi decenni dell’XI secolo e le storie di San Pietro lungo la navatella meridionale. La lettura di questi ultimi parte dalla zona absidale e presenta una sequenza degli episodi più salienti della vita del santo: L’apparizione di Gesù sul lago di Tiberiade; San Pietro consacra i primi diaconi; La predica di San Pietro ai neofiti; La resurrezione di Tàbita; La caduta di Simon Mago (?); San Pietro risana lo storpio . Le scene si caratterizzano per grande semplicità linguistica dettate probabilmente dalla funzione didascalica della rappresentazione.

Di grandissimo interesse è il pavimento, il cui disegno è diviso in quattro settori distinti: i primi tre, a partire dalla zona absidale, appartenevano al coro dei monaci, realizzato durante i lavori voluti da San Guido. Il primo tratto in mosaico mostra un disegno geometrico a cerchi intersecati che formano elementi fusiformi con foglie. La vicinanza di questa tipologia decorativa con mosaici provenienti da basiliche ravennati del VI (per esempio Sant’Apollinare in Classe), fa pensare all’uso di materiale di recupero.

La seconda parte del pavimento utilizza una tecnica mista, mosaico e settile: nel campo quadrato spicca un nastro continuo che disegna quattro cerchi angolari e accompagna il gioco di quadrati, triangoli, rombi in minuti pezzi di marmi colorati, disposti in cerchi concentrici. Da un grande tondo centrale partono i bracci di una croce, dove è incisa la data della riconsacrazione della chiesa (7 maggio 1026).

Nel convento si possono visitare l’aula capitolare con affreschi della scuola riminese e il Museo Pomposiano, dove sono raccolti i numerosi oggetti d’arte depositati durante la “fase di abbandono” in diversi luoghi del complesso. La collezione comprende materiali eterogenei che partono dal VI secolo fino al XIX, provenienti da scavi, restauri o ritrovamenti fortuiti, riconducibili alla storia del complesso abbaziale. In particolare si segnalano i plutei pertinenti all’arredo interno della chiesa dell’XI secolo, nei quali sono raffigurati animali fantastici racchiusi entro tondi a nastro intrecciati tra loro.

 

LETTURE CONSIGLIATE

M. Salmi, L’abbazia di Pomposa, Milano 1936 (1966)

Pomposa. Storia, arte, architettura, a cura di A. Samaritani e C. Di Francesco, Ferrara 1999

C. Di Francesco, L’Abbazia e il Museo di Pomposa, Roma 200

S. Pasi. La pittura monumentale in Romagna e nel ferrarese fra IX e XIII secolo, Bologna 2001

Published in Ferrara
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Lundi, 14 Mai 2012 12:53

Abbaye de Santa Maria Assunta à Castione Marchesi

Abbaye de Santa Maria Assunta à Castione Marchesi
Histoire. L’église de Santa Maria Assunta est située près de la ville de Castione Marchesi. Elle faisait autrefois partie d’un ancien complexe abbatial bénédictin fondé en 1033 par le marquis Adalberto. L’abbaye est restée entre les mains des bénédictins jusqu’à la fin du XVème siècle, puis elle passa aux olivétains jusqu’à ce qu’elle soit rattachée au diocèse de Parme en 1764. Au XIXème siècle, elle devint une église paroissiale. Les restaurations entreprises entre 1954 et 1958 ont cherché à mettre en valeur le caractère roman de l’église originale à l’intérieur de l’édifice. Regard historico-artistique. La façade à double versant est due à la dernière campagne de restauration ; cependant, l’existence d’un tel élément à l’époque romane est douteuse. L’église possède un plan basilical à trois nefs séparées par des piliers cruciformes. Les nefs latérales sont composées de cinq travées et la nef centrale de deux travées surmontées de voûtes d’arêtes. Ces canons architecturaux semblent empruntés à l’ordre cistercien, bien qu’elle n’en fasse pas partie. La campagne de restauration menée au XXème siècle a cherché à mettre en évidence les éléments renvoyant à l’architecture de l’abbaye de Chiaravalle della Colomba e di Fontevivo, et en particulier la bichromie due à l’alternance entre briques et enduit. Il est cependant difficile de distinguer la partie originale de l’édifice des restaurations, notamment en ce qui concerne les chapiteaux dont les décorations alternent entre formes géométriques et formes zoomorphiques. Un reste de pavement en mosaïque a été découvert dans le couloir menant à la sacristie lors de la dernière campagne de restauration. Peu de fragments ont été retrouvés : ils sont constitués de tesselles de couleur blanche, noire et rouge. Cette mosaïque est datée du XIIème siècle et est ainsi contemporaine de celles qui se trouvent à San Savino à Piacenza et à San Colombano à Bobbio. On peut distinguer dans cette mosaïque un motif de décor à racème, des allégories anthropomorphiques dont une semble représenter le mois d’avril. On en a longtemps déduit qu’il faisait partie d’un ensemble plus vaste représentant le cycle des mois. Cependant, de récentes études proposent d’y voir une allégorie des arts libéraux : la femme tenant une sphère incarnerait l’Astronomie, le fragment composé d’une figure masculine portant un sceptre renverrait au Roi David et l’homme qui est représenté en train de souffler symboliserait le Vent. Lectures conseillées (en italien). D. Soresina, Enciclopedia diocesana Fidentina,Vol. III, Le parrocchie, Fidenza 1979. S. Stocchi, L'abbazia di Castione Marchesi, L’Emilia-Romagna, Milano 1984. R. Farioli Campanati, I mosaici pavimentali di Castione dei Marchesi: nel contesto della cultura ottoniana lombarda, Ravenna 1988.
Published in Parma
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Mercredi, 09 Mai 2012 12:56

L'Abbaye de Sant'Ellero à Galeata

L'Abbaye de Sant'Ellero à Galeata

Histoire :

Dans un endroit isolé en haut d'une montagne couverte d'arbres qui domine la ville de Galeata s'élève l'abbaye de Sant'Ellero. L'abbaye a été fondée au XVe siècle par Ellero, avec des matériaux provenant de la ville romaine perdue de Mevaniola. L'abbaye a tenue lieu d'ermitage 9 ans après quoi, elle est devenue une communauté monastique active. L'abbaye est devenue rapidement un centre spirituel important et grandit en importance et pris un pouvoir tel qu'elle mis la main sur une quarantaine de paroisses environnantes, prolongeant son territoire de la Romagne à la Toscane. Après un important conflit avec l'église de Ravenne, qui assure le contrôle de l'abbaye, un gros tremblement de terre en 1279 détruit le monastère jusqu’à ses fondations. Les séismes fréquents sévissants dans la haute vallée de Bidente au cours des siècles ont laissé seulement l'abbatiale de tout le complexe monastique. La plupart des constructions ultérieures de l'abbatiale sont datables du XVIe siècle. En dépit de nombreuses constructions et restaurations successives, la structure actuelle semble avoir conservée une grande partie de ses caractéristiques romanes d'origine.

Notes Historico-artistiques :

L'église est caractérisée par une façade typiquement romane (XIe-XIIe siècle) en gros blocs de calcaire. La façade est dominée par une noble entrée, qui, récemment restaurée et évasée vers l'intérieur, est la partie la pus intéressante de la structure externe. L'entrée est constituée par un ensemble de colonnettes à chapiteaux sculptés, et est surmontée d'une grande rosace. Les côtés du bâtiment sont décorés par une série de pilastres calcaires. L'église a une nef unique et des chapelles latérales qui abritent certains éléments décoratifs et sculptés appartenant à d'autres structures plus anciennes. L'abside à angles droits est profonde et est précédée par un chœur liturgique surélevé, accessible par deux escaliers latéraux. La crypte sous le chœur contient le sarcophage de saint Ellero, un travail raffiné de sculptures byzantines. Il est présumé que la crypte fut le premier lieu de repos du saint, ce qui explique la construction de toute l'abbaye par la suite. Presque tout le chœur est d'origine : l'arc absidiale, légèrement baissé, se dresse sur des chapiteaux en encorbellement, décoré par des motifs archaïques de palmiers. Une grande part de ces détails ont été endommagés par l'ajout de stucs polychromes à l'époque baroque, et récupéré lors de restaurations plus tardives.
Published in Forlì-Cesena
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Vendredi, 04 Mai 2012 13:16

Abbazia di San Colombano a Bobbio

Abbazia di San Colombano a Bobbio

 

STORIA

Il monastero benedettino di Bobbio, fondato nel 614 dal monaco irlandese Colombano, fu per tutto il Medioevo uno dei più importanti centri monastici d'Europa e ricoprì un ruolo molto significativo dal punto di vista religioso, politico e culturale. Questo primitivo monastero, durante il governo dell'abate Agilulfo (883-896), fu abbandonato e ricostruito in un'altra posizione con una nuova chiesa abbaziale. Successivamente, quando nel 1040 gli abati di Bobbio ottennero la dignità vescovile e si crearono due poteri separati tra vescovi e abati, si cominciò ad assistere alla decadenza del monastero originario e ad una separazione tra le due chiese; infatti all'abbaziale si contrappose la costruzione nel 1075 di una nuova cattedrale da parte del vescovo-conte Guarnerio. Questi due maggiori monumenti hanno subito nei secoli successivi delle notevoli modifiche, che ci impediscono di ricostruire le tracce delle antichità medievali. Infatti come la cattedrale del vescovo Guarniero fu radicalmente trasformata, anche la chiesa abbaziale di San Colombano, ampliata nel corso del Trecento, è stata ricostruita con forme rinascimentali intorno al 1456 e affrescata a partire dal 1526. Quindi dell'antico complesso abbaziale romanico si conservano solo la torre campanaria, l'absidiola e uno splendido mosaico pavimentale nell'attuale cripta.

NOTIZIE STORICO-ARTISTICHE

L'originaria chiesa abbaziale presentava un interno a croce latina con tre navate e tre absidi, oltre al transetto non molto sporgente. Era divisa a metà da una grata di ferro che separava il coro dei monaci dallo spazio riservato ai fedeli. La composizione pittorica della navata centrale è opera di Bernardino Lanzani da San Colombano al Lambro databile al 1526-30 ed è ricca di figure relative per lo più a santi. L'edificio era provvisto anche di transenne marmoree di epoca longobarda usate per i sepolcri di S. Attala e S. Bertulfo e da un grande mosaico didascalico sul pavimento. Di tutti questi arredi molti si sono conservati, come la cripta trasformata e divisa in due vani separati, dove al centro si trova il sarcofago di San Colombano, sul quale vi sono scolpiti gli episodi più salienti del suo operato. Nella scala di accesso alla cripta, sotto il livello del pavimento, si conserva un esteso brano di mosaico pavimentale dell'edificio antico, che è stato ritrovato nel 1910. Questo mosaico è in gran parte integro ed è ascrivibile alla prima metà del XII secolo. I temi trattati sono simili a quelli presenti nei mosaici di San Savino a Piacenza e di San Michele a Pavia e sono ricavati dal secondo libro dei Maccabei, dalla enciclopedia medievale per quanto riguarda le lotte degli animali fantastici e dalla teoria dei mesi e dei mestieri. É infatti raffigurato un ciclo completo con le allegorie dei mesi accanto ai soggetti simbolici e didascalici. Inoltre il mosaico è diviso in quattro registri, dove nei primi due la lotta tra il bene e il male è raffigurata da un centauro e una chimera che si affrontano, da uomini acefali che combattono contro un drago e da storie bibliche di scontri tra giudei e pagani. Gli altri due registri inferiori invece contengono le allegorie dei mesi all'interno di riquadri separati da colonnine, affiancate da altre due scenette, una delle quali è illeggibile e l'altra raffigura una nave a vela con due marinai. Il complesso abbaziale inoltre ospita il museo dell'abbazia, che contiene una raccolta di materiali archeologici e opere legate alla figura di San Colombano dal IV al XVIII secolo e il museo della città.

 

LETTURE CONSIGLIATE

M. Tosi, San Colombano in Bobbio, in Monasteri Benedettini in Emilia-Romagna, Milano 1980.

S. Stocchi, San Colombano a Bobbio, in Italia Romanica. L’Emilia-Romagna, Milano 1984.

A. Attolini, Il monastero di San Colombano in Bobbio, Modena 2001.

 

Published in Piacenza
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Mercredi, 04 Avril 2012 07:46

Abbaye de San Basilde à Badia Cavana

Abbaye de San Basilde à Badia Cavana
Histoire. L’abbaye de San Basilde se trouve à Lesignano de’Bagni, petite commune située dans les collines près de la ville de Parme. L’emplacement de l’abbaye n’est pas anodin : l’axe qui la dessert suit le tracé d’une antique voie romaine du nom de Lagastrello qui permettait d’aller de Parme à la Toscane à travers les Apennins. De nombreux pèlerins, commerçants et artisans ont emprunté cette route et profitaient de l’hospitalité de l’abbaye bénédictine lors de leur voyage. La fondation de la basilique est due à San Bernardo degli Uberti, moine de l’abbaye de Vallombrosa et évêque de Parme en 1109. Il désirait prolonger la réforme spirituelle qu’il avait entamée à Vallombra dans cette abbaye isolée au sein des collines de Badia Cavana. Peu de documents nous sont parvenus quant à la sa construction, comme c’est souvent le cas pour les édifices romans : la chronologie est donc peu fournie, la seule date de 1115 étant parvenue jusqu’à nous comme étant la première mention de son existence dans un document officiel. L’abbaye subit au fil du temps de nombreuses modifications architecturales, celles de 1117 étant dues à un tremblement de terre qui a conduit à la reconstruction de l’église. A cette occasion, le narthex fut adossé à la façade : on ne peut donc pas le considérer comme un élément original. Regard historico-artistique. Son architecture copie celle de l’abbaye de Vallombrosa. Elle se compose d’une nef unique avec transept saillant et abside semi-circulaire. Au XIIème siècle fut ajouté sur la façade un portique à deux arcades avec loge supérieure, orné de chapiteaux représentant les évangiles. A l’intérieur de l’église, on peut voir un escalier double qui part de l’autel et descend vers la crypte où sont conservés encore aujourd’hui les vêtements du saint auquel l’église est dédiée, Saint Basile. Dans la partie ouest de l’édifice se trouve le chœur que l’on ne peut malheureusement pas visité. Au sud se trouvent le réfectoire et la salle capitulaire tandis qu’au nord se situent la crypte sépulcrale des abbés et l’accès à l’église. Les décorations sont peu nombreuses, les couleurs que l’on distingue sur les parois internes sont très sobres : tout concoure à donner à l’ensemble un aspect austère. Le bâtiment est construit en pierres locales taillées, comme la plupart des églises que l’on trouve sur le territoire de l’Emilie-Romagne, arrangées de façon régulière en opus quadratum.
Published in Parma
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Jeudi, 08 Mars 2012 07:51

Abbaye de Marola

Abbaye de Marola

Histoire :

L'abbaye de Marola fut construite entre 1076 et 1092 sur commande de la comtesse Matilda de Canossa, comme une démonstration de sa gratitude à l’ermite Giovanni de Marola, qui l'encouragea de poursuivre son combat contre l'empereur Henry IV. Au XVIIe siècle siècle, elle fut transformée en résidence fortifiée, et en 1747 elle subit une reconstruction baroque, altérant l'édifice d'origine, particulièrement la façade et ajoutant un transept et un dôme. L'église fut fermée à l'époque napoléonienne, et après la Restauration, elle fut changée en séminaire . Les restaurations du XIXe et XXe siècle permis un retour la l'église romane.

Notes Historico-artistique :

La sobre façade est ornée d'une porte de pierre flanquée par des demi-colonnes et des chapiteaux ciselés entrelacés. L'église est à plan basilicale à trois nefs, sans transept , et contenant cinq travées formées par des arcades en plein cintre. Les deux premiers supports sont des colonnes tandis que les autres sont des piliers rectangulaires. Les nefs sont couvertes d'un toit de bois, et le chœur, qui occupe la cinquième travée, d'une voûte en berceau. Il n'y a qu'un chapiteau corinthien à l'intérieur, sculpté avec des feuilles en relief et et des voûtes élégantes aux angles. Les autres chapiteaux sont l'œuvre de restaurations modernes mais peu de fragments ont été préservés dans le musée lapidaire du séminaire. Parmi ceux-ci, sur un chapiteau particulièrement intéressant, un graffiti rappelle l'éclipse solaire totale de 1239.
Published in Reggio Emilia
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Samedi, 18 Février 2012 16:25

Abbazia di Santa Maria Assunta a Monteveglio

Abbazia di Santa Maria Assunta a Monteveglio

STORIA

Costruita sulla vallata del Samoggia, l’abbazia di Monteveglio, intitolata alla Madonna, venne eretta per celebrare la vittoria di Matilde di Canossa su Enrico IV. L’imperatore infatti venne sconfitto nell’assedio della rocca matildinica Monteveglio avvenuto nel 1092. La storia è quasi leggenda, infatti Enrico IV venne vinto da un pugno di uomini che non solo riuscirono a resistere per mesi, ma persino il figlio dell’imperatore perse la vita nello scontro finale. Fu l’inizio del suo declino: nel viaggio di ritorno in Germania tentò di assalire il castello di Matilde, ma venne sconfitto nuovamente. Tornato in patria fu detronizzato. Come atto di ringraziamento, la grande contessa fece edificare l’abbazia di Monteveglio che si aggiunse alla chiesa già esistente. Il monastero fu affidato all’ordine agostiniano di San Frediano di Lucca, ma nel 1455 passò ai Canonici Laternanensi di San Giovanni in Monte di Bologna. La chiesa viene anche ricordata per aver ospitato Ugo Foscolo, il quale, viaggiando sotto mentite spoglie, venne imprigionato perché sospettato di essere una spia austriaca.

NOTIZIE STORICO-ARTISTICHE

L’assetto attuale dell’abbazia è dovuto dal restauro diretto dall’architetto Rivani avvenuto tra il 1925 e il 1934. L’intento è stato quello di riportare il complesso allo stato originale, eliminando gli ammodernamenti avvenuti nel corso dei secoli, ritenuti posticci e non autentici. Fondata nel V secolo, la chiesa mantiene ancor oggi l’assetto romanico, assunto in epoca matildinica. Il tempio presenta una facciata originale del XII secolo orientata a ovest. La pianta è a tre navate, con il presbiterio sopraelevato per ospitare nella zona sottostante l’antica cripta. Questa è divisa da quattro campate di pilastri e colonne, termina con tre altari corrispondenti a tre absidi e in quello centrale è presente un’autentica pietra tombale di epoca romana con decorazione a cornici concentriche. Nella navata destra si trovano opere di epoca longobarda: l’acquasantiera, e uno dei capitelli presenti che riproduce le tipiche forme tratte dall’oreficeria di produzione langobardorum. Da notare le monofore delle absidiole ancora in alabastro e mai sostituite. Dalla navata centrale una scala di epoca barocca conduce al presbiterio, posto sopra la cripta e illuminato da monofore chiuse da lastre di alabastro. Al centro del presbiterio a tre absidi c’è l’altare di marmo rosso di Verona, poggiato su cinque colonne mentre ai lati si può ammirare lo splendido coro rinascimentale in noce. Notevoli sono pure le splendide absidi visibili dal retro, abbellite da archetti pensili e da monofore. Curioso è inoltre il campanile che non poggia su alcuna fondamenta, ma è stato semplicemente edificato su una delle absidi. All’interno del complesso sono visibili due chiostri, il maggiore, realizzato nel Quattrocento, presenta un loggiato superiore che dava l’accesso alle celle dei canonici. Nel porticato inferiore sono visibili antiche lapidi dipinte volte a ricordare la storia del monastero. Invece, il chiostro più antico, collocato sul retro, è andato in gran parte distrutto: è infatti sopravissuto solo un lato ancora decorato da capitelli antropomorfi risalenti al XII secolo.

 

LETTURE CONSIGLIATE

Nono centenario dell’abbazia di Monteveglio 1092 – 1992, in L’abbazia e la sua storia, atti del convegno di studi, 30 settembre – 11 ottobre 1992, Perugia 1995

G. Rivani, Il castello e l’abbazia di Monteveglio: memorando nei secoli, Bologna 1953

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Mardi, 13 Décembre 2011 14:40

San Vittore à Bologne

San Vittore à Bologne

Histoire :

Le monastère est probablement construit au lieu nommé Monte Giardino déjà au XIe siècle, et la première mention remonte à 1073, en outre l'église romane édifiée au XIIe siècle, le chœur liturgique montre des traces d'un ancien bâtiment. L'église a plus tard été consacrée par l'évêque Giovanni IV en 1178 et en 1241 les chroniques racontent que l'évêque II della Fratta voulait se retirer au monastère et finir sa vie dans la pauvreté et le recueillement. Le complexe religieux a alors tenu lieu d'ermitage puis est devenu l'abbaye monastique des chanoines réguliers du Latran, et ce jusqu'aux suppressions de 1798. En 1892 sous le contrôle du ministère public, le monastère est redonné à l'église qui la remet en fonction. Une importante campagne de restauration a débutée en 1914 qui a partiellement nettoyé, partiellement restauré l’identité romane de l'édifice, du cloître et du monastère.

Notes historico-artistiques :

Le plan de l'église est à nef unique et avant les destructions du XIXe siècle il comportait une abside à chevet plat. La magnifique église romane est divisée en 2 parties (la partie inférieure réservée aux fidèles et celle supérieure aux religieux) par un imposant mur de séparation ouvrant dans la partie supérieure sur deux loges chacune comportant quatre travées. Le cloître fut complété comme plusieurs des bâtiments monastiques contiguës au XVe siècle. San Vittore conserve certaines des plus importantes fresques du XIIIe siècle de la région. Elles ont été déplacées du mur dans les années 1960, et maintenant se trouvent sur des panneaux accrochés au mur. Certaines des fresques sont cachées par le chœur en bois du XVe siècle, qui occupe trois côtés de l'église supérieure (nord, ouest, sud).
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Dimanche, 08 Mai 2011 14:46

SANTA MARIA IN REGOLA

SANTA MARIA IN REGOLA

Histoire :

Les origines de Santa Maria in Regola vient probablement du terme latin « arenula », qui indique l’existence d'une église, arène ou théâtre à l'époque romaine. Nous ne pouvons pas exclure la possibilité que « regola » se réfère au rôle des moines bénédictins qui y résidèrent. La première source écrite mentionnant le complexe est du 16 septembre 998, mais les recherches archéologiques et la présence de travaux d'art particulièrement vieux confirma l'hypothèse que l'église était construite autour du VIe siècle. Dans la seconde moitié du XIe siècle, l'évêque Morando a accordé une concession de droits aux citoyens sur les marchandises en transit ainsi que sur la perception des impôts directs. La reconstruction du XIVe siècle, dont demeurent de faibles traces sur le mur d'enceinte, ainsi que des peintures au style rappelant l'oeuvre de Vitale da Bologna, a été complètement effacée par 1a réédification de 1780 à 1786 par Cosimo Morelli, commandée par le cardinal Bandi. L'édifice actuel a une nef unique, presque carrée, couverte d'une voûte décorée par Alessandro Della Nave et Antonio Villa avec un plafond à caissons en pente et au centre, un dôme en perspective.

Notes historico-artistiques :

La partie la plus anciennes du complexe, est le clocher circulaire, cité dans un document du 23 Mars 1080, qui se réfère à l'église de Santa Maria in Regola avec un cloître et une « torre longa ». La tour de brique avait un plan polyédrique de seize côtés, dont la circonférence s’affinait en hauteur, atteignant ainsi 23 mètres. Accolée au mur, il est possible de distinguer deux sections distinctes : de la base à 13,5 mètres de hauteur, la tour n'a aucune ouverture et est caractérisée par des matériaux de réemplois tandis que la section du dessus est uniforme. De récentes hypothèses suggèrent que la partie du dessous est constituée de briques romaines. L'hypothèse la plus probable est qu'il n'y ait pas eu de rupture chronologique majeure, mais que cette différence indique un changement de technique dans la même atelier, pour des nécessités de choix structurels et fonctionnels précis. La datation oscille entre les Xe-XIe siècles.
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